Domus di Via Carmine a Venafro
Nella zona nord-occidentale della città di Venafro, tra via Carmine e via Duomo sopravvivono alcune strutture relative ad un isolato appartenente all’antico abitato romano. Gli scavi, iniziati a partire dagli anni ottanta del secolo scorso e continuati nei primi anni novanta, al fine di sondare e recuperare alcune strutture antiche che ancora emergevano nonostante un radicale sbancamento avvenuto negli anni Sessanta, hanno difatti riportato alla luce i resti di una domus, della quale si conserva il muro perimetrale dell’edificio e breve tratti di alcuni muri perpendicolari ad esso, ad individuare ambienti distinti.
A partire dall’estremità occidentale se ne riconosce un primo, largo 6,50 m con pavimento in opus spicatum, che trovandosi ad una quota superiore rispetto agli altri è stato quasi completamente distrutto dallo sbancamento. Al centro della parete, addossato ad essa, sono visibili i resti di un basamento in blocchi di tufo; la parete stessa con paramenti in opera incerta, non conserva quasi traccia dell’intonaco di rivestimento. Il basamento ospitava forse una piccola statua, mentre il dislivello del pavimento presuppone l’esistenza di una gradinata di accesso, sul lato opposto a quello conservato.
Procedendo verso sud, del secondo ambiente rimane una grande abside che occupa il centro della parete, realizzata in opera incerta con spigoli in blocchi di tufo; ai lati di quest’ultima si rinvennero due grandi cisterne, con copertura a volta, probabilmente funzionali all’ approvvigionamento idrico di una fontana posta nell’abside, di quello che sembra essere stato un grande triclinio. Rimangono vaste zone intonacate ed anche i resti di un affresco, presso l’estremità ovest della parete a livello dell’attuale piano di calpestio.
L’ambiente adiacente, la cui parete occidentale misura 8,80m, non presenta alcuna caratterizzazione, anche qui rimane solo qualche resto di intonaco, assai rovinato. L’ultimo ambiente definito è anche quello di maggiori dimensioni, raggiungendo una larghezza di 20,25m. Quanto rimane del muro trasversale nord-ovest, conserva un primo brevissimo tratto in opera incerta, al quale è ammorsata una parete in laterizi di cui rimane una semicolonna rivestita di stucco bianco. Due grosse brecce nella muratura del terzo ambiente ed in quella dell’abside, permettono di riconoscere un’intercapedine larga 40cm. La sua funzione doveva essere di isolamento dall’umidità, giacché anche in antico questo lato si addossava ad un terrapieno.
Lo scavo di questa domus, che occupava verosimilmente una intera insula ai limiti dell’area urbana, ha consentito di riconoscere più fasi edilizie: la prima di età augustea, relativa agli apparati decorativi di III stile, una fase di ristrutturazione di poco successiva che portò al rinnovamento degli ambienti a sud-est, e infine una fase di distruzione seguita dall’ abbandono dell’edificio che finì per diventare, in epoca medioevale, cava per il recupero di materiale da costruzione.
Ricco l’apparato decorativo parietale e pavimentale. Il ritrovamento di numerosi frammenti pittorici nell’ambiente absidato, ad esempio, consentì la ricomposizione della sintassi decorativa dello zoccolo: su un fondo nero si stagliava un pannello centrale delimitato da elementi simmetrici rettangoli a fondo giallo; ai lati in una losanga a fondo rosso scuro era inserito un ottagono giallo con fascia perimetrale verde con rosetta centrale. Lo zoccolo era concluso in alto da un bordo di tappeto che alternava fiori di loto a pelte orizzontali. Al di sopra dello zoccolo correva una predella a fondo nero. Sebbene lo schema compositivo generale resti ancora da ricostruire è stata ipotizzata una datazione in pieno III stile.
Interessante anche il ritrovamento di un pavimento, conservato in situ, in opus tessellatum: a nord il campo è a fondo bianco con una sottile cornice di astragali neri in campo bianco, al centro è un emblema a rosone prospettico bianco e nero con ile concentriche di triangoli degradanti verso il centro occupato da una rosetta; lo spazio di risulta tra il rosone e la cornice quadrata con ile di triangoli dai lati curvi (spine) è riempita con motivi vegetali. A sud il campo è a fondo nero con parte centrale lacunoso. I pavimenti per i motivi decorativi possono essere inquadrati nel repertorio musivo del III stile.
Degno di nota, infine, la raffigurazione di quello che sembra interpretarsi come un fregio dionisiaco per la presenza di personaggi che possono essere ricollegati al mito di Dioniso (menadi, satiri e figure orientalizzanti).
S. Capini, Venafro, in Conoscenze I. Rivista semestrale della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise, 1984, pp. 207-208 S. Capini, Venafro. Scavo nell’abitato romano, in Conoscenze II, Rivista semestrale della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise, 1985, 133-135. L. Jacobelli, Venafrum: lo scavo in via Carmine, in S. Capini, A. Di Niro (a cura di), Samnium Archeologia del Molise, Roma 1991, pp. 214-217. L. Jacobelli, Venafrum: lo scavo in via Carmine. I mosaici pavimentali, in S. Capini, A. Di Niro (a cura di), Samnium Archeologia del Molise, Roma 1991, pp. 218-221. L. Jacobelli, Gli arredi fissi nelle case di Venafro romana: le pitture della Domus di Via Carmine 10, in Cecilia Ricci (a cura di), Venafrum città di Augusto. Tra coltura e cultura, topografia, archeologia e storia, 2015, pp. 75-85.
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