Isernia – Sede Operativa
Complesso di Santa Maria delle Monache
Le prime attestazioni di un organismo cenobitico femminile a Isernia si ricavano, come riportato nel Chronicon Vulturnense, da un documento redatto tra il 738 e il 742 d.C., nel quale Godescalco, duca di Benevento, dona numerosi beni alla ecclesia S. Marie in Isernias, verosimilmente identificabile con il monastero di Santa Maria di Isernia, affinché la moglie Anna vi conduca vita monastica. L’episodio costituisce un importante riferimento cronologico, poiché consente di affermare che il complesso fosse già esistente in quell’epoca. Ulteriori conferme provengono da un secondo atto, datato 766, relativo all’intervento del duca Arechi II in una controversia tra il monastero di San Vincenzo al Volturno e gli eredi di Alahis per il possesso di alcuni beni situati a Isernia, già assegnati al monastero di Santa Maria dal defunto duca Godescalco (CV I, 322). La fondazione della chiesa, tuttavia, potrebbe essere di molto precedente all’erezione del monastero.
Il complesso religioso non dovette sfuggire alle incursioni e alle distruzioni che interessarono il territorio nel corso del IX secolo. Trasformazioni e ampliamenti furono infatti realizzati nel X secolo, come attestano due epigrafi murate nella struttura. La prima, collocata ai piedi del campanile nell’atrio del convento, ricorda la costruzione ex novo del campanile per volontà di Landenolfo, figlio di Landolfo il Greco e discendente del principe Atenolfo. La seconda, murata accanto al portale della biblioteca comunale, documenta invece il rifacimento della chiesa. A Landenolfo deve quindi attribuirsi, nell’ultimo quarto del X secolo, la riorganizzazione urbanistica del nucleo longobardo compreso tra Santa Maria delle Monache e il Castello. La costruzione isolata del campanile, originariamente collocato al centro della piazza antistante la chiesa, assumeva inoltre il valore di riferimento monumentale per l’intero territorio della contea.
Dall’analisi delle fonti documentarie emerge che il patrimonio fondiario di Santa Maria delle Monache conobbe ulteriori incrementi soprattutto nel XIII secolo, epoca alla quale risalgono importanti privilegi concessi al monastero. È proprio nel Duecento che il complesso monastico dovette subire nuove trasformazioni: alla protezione imperiale di Federico II si collegano infatti gli interventi architettonici che caratterizzano gli attuali prospetti esterni della chiesa e la sopraelevazione del campanile. Risalgono a questa fase i capitelli del portale, le pentafore con colonnine e stampelle laterali, nonché le bifore e le monofore del campanile con i relativi capitelli, realizzati probabilmente anche mediante il reimpiego di materiali più antichi. La varietà tipologica delle bifore suggerisce infatti l’utilizzo di elementi di spoglio. La ridefinizione architettonica del campanile, collocabile agli inizi del XIII secolo, appare strettamente connessa all’ampliamento della chiesa e del monastero, che assunsero così una nuova centralità nel tessuto urbano cittadino, definitivamente consolidata entro la fine del secolo.
Questa condizione di prestigio, favorita dall’accrescimento del patrimonio e dei possedimenti, sembra essersi mantenuta almeno per tutto il XIV secolo. Nulla di certo è noto riguardo alle trasformazioni successive; è però documentato che nel XVIII secolo il complesso monastico apparisse profondamente modificato, come testimonia la ricognizione dei beni della città redatta nel 1744 dal regio ingegnere Casimiro Vetromile.
Con il decreto del luogotenente generale del re nelle Province napoletane del 17 febbraio 1861, n. 251, che sanciva la soppressione delle comunità e degli ordini religiosi, il patrimonio degli enti ecclesiastici dell’ex Regno delle Due Sicilie fu trasferito alla “Cassa ecclesiastica dello Stato”. Nonostante ciò, fino al 1868 il monastero continuò a ospitare l’ordine delle benedettine e numerose educande provenienti dalla regione e da Napoli. Successivamente gli ambienti furono destinati dapprima a caserma e poi a carcere.
Nel settembre del 1943 la città di Isernia fu colpita da violenti bombardamenti aerei che provocarono centinaia di vittime civili e la distruzione di gran parte del complesso monumentale, bersaglio delle operazioni militari volte a compromettere le infrastrutture ferroviarie e stradali cittadine.
Nel 1953 furono avviate le prime attività di ricostruzione e restauro dell’ex convento danneggiato. Circa vent’anni più tardi, nel 1972, la neoistituita Soprintendenza del Molise promosse ulteriori lavori sull’intero complesso, inclusa la chiesa di Santa Maria, ormai in stato di abbandono. Gli interventi interessarono in particolare il consolidamento delle murature e la sostituzione dei solai e delle capriate di copertura. Dopo il sisma 1984 furono eseguiti nuovi lavori di consolidamento statico.
Le operazioni di recupero architettonico hanno inoltre consentito di riportare alla luce importanti testimonianze archeologiche riferibili alla stratificazione della città antica, sulla quale insistono le strutture medievali del monastero e della chiesa. Sono stati individuati resti di un’area cimiteriale, tracce dei più antichi edifici ecclesiastici e consistenti preesistenze di età ellenistico-romana: terrazzamenti urbani, imponenti murature in opera quasi quadrata, canalizzazioni e una cisterna per la raccolta delle acque risalenti alla colonia e al municipio romano di Aesernia. Nel cortile del complesso è stato inoltre rinvenuto un tratto murario che si estende fino alle mura urbiche, probabilmente riconducibile a una fase di rifacimento delle fortificazioni tardo-romane e forse coincidente con l’antico limite dell’area monastica. L’importanza dei ritrovamenti — insieme alle sculture, alle epigrafi onorarie, alle iscrizioni relative al macellum e agli elementi architettonici pertinenti a edifici monumentali — ha indotto gli studiosi a ipotizzare in questo settore meridionale della città l’ubicazione dell’area forense.
La prima fondazione della chiesa si colloca presumibilmente in età longobarda, all’epoca del duca Arechi e sotto l’influenza di san Gregorio Magno, intorno alla metà dell’VIII secolo. L’edificio originario doveva presentarsi a tre navate, privo di transetto e concluso da absidi; la navata centrale, sopraelevata rispetto alle laterali, era illuminata da grandi monofore, mentre lo spazio interno era scandito da colonne che sostenevano archi a tutto sesto. È probabile che la chiesa fosse preceduta da un quadriportico, ipotesi suggerita ancora oggi dall’ampio spazio quadrangolare antistante l’ingresso.
Nel corso dei secoli la struttura subì numerose trasformazioni. Nel X secolo fu innalzato il campanile quadrangolare, mentre al XIII secolo risalgono le bifore ad arco acuto ancora visibili. L’aspetto dell’edificio cambiò radicalmente con gli interventi seicenteschi: nel 1658 l’architetto Eleuterio Ferretti realizzò una profonda ristrutturazione barocca che arricchì la chiesa di due cappelle per lato, di nuove aperture circolari in facciata e di un monumentale altare decorato a stucchi. Nel 1714 il prospetto gotico venne eliminato; successivamente il terremoto del 1805 provocò nuovi danni, cui seguirono lavori di ristrutturazione nel 1857. Dieci anni più tardi, nel 1867, il convento fu definitivamente soppresso.
I bombardamenti del 1943 causarono gravi danni alla struttura, lasciando la chiesa in stato di abbandono per diversi decenni. I restauri avviati a partire dal 1972 hanno consentito il recupero dell’edificio, pur determinando una significativa alterazione della percezione originaria degli spazi interni. L’attuale configurazione architettonica si presenta infatti come il risultato delle diverse stratificazioni storiche e dei numerosi interventi succedutisi nel tempo.
Alla fine degli anni Novanta si procedette alla copertura della navata centrale, con soluzioni architettoniche fortemente dissonanti rispetto alle strutture storiche preesistenti. Infine, nel primo decennio del XXI secolo, il progetto dell’architetto Franco Pedacchia interessò la sistemazione parziale dell’area absidale.
La sezione museale nacque inizialmente come antiquarium comunale, destinato alla raccolta di iscrizioni e reperti lapidei rinvenuti nel territorio circostante. Nel tempo si è progressivamente arricchita attraverso la musealizzazione delle più importanti testimonianze archeologiche di età repubblicana e imperiale provenienti dall’abitato e dall’agro di Isernia.
Riaperto al pubblico nel 2022, il museo conserva una significativa raccolta di materiali che illustrano l’evoluzione storica del territorio dall’età arcaica al Medioevo. Una specifica sezione è dedicata ai reperti provenienti dal Santuario Italico di Pietrabbondante, tra le più importanti testimonianze archeologiche del Sannio antico.
Nel complesso monumentale ha sede anche la Biblioteca comunale “Michele Romano”, istituita nel 1870 grazie al fondo librario municipale e ai volumi provenienti dalle congregazioni religiose soppresse dopo l’Unità d’Italia. Dal 1934 la biblioteca è ospitata negli ambienti dell’ex monastero per interessamento del professor Michele Romano, al quale fu successivamente intitolata.
Durante i bombardamenti del 1943 andarono distrutti migliaia di volumi, manoscritti e documenti d’archivio di particolare pregio storico. I lavori di ricostruzione del dopoguerra e i successivi interventi di restauro, resisi necessari anche in seguito al terremoto del 1984, hanno consentito il recupero della struttura e la restituzione della biblioteca alla fruizione pubblica nel 1992.
Attualmente il complesso, di proprietà dello Stato, ospita gli spazi espositivi del Museo Archeologico afferente al Parco archeologico di Sepino e del Museo Sannitico di Campobasso – Direzione regionale Musei nazionali Molise, oltre alla Biblioteca comunale “M. Romano” e ad alcuni uffici della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Molise.
- AA.VV., 2018. Chiesa di S. Maria delle Monache. ICCD – Scheda Catalogo Generale dei Beni Culturali.
- AA.VV., 2018. Complesso monumentale di S. Maria delle Monache. ICCD – Scheda Catalogo Generale dei Beni Culturali.
- Catalano D., Terzani C., Paone N., 2001- Isernia. Cosmo Iannone Editore, Isernia.
- Cicchino M., 2018. Studio storico e restauro di una chiesa. Santa Maria delle monache ad Isernia. Tesi di Laurea, Università degli Studi la Sapienza di Roma.
- Ferraiuolo D., Frisetti A., Marazzi F., 2016. Medioevo monastico molisano. Atlante degli insediamenti benedettini, Modugno (BA)
- Laorenza C., 2012. Sulla prevenzione dal rischio sismico del costruito storico. Tesi di dottorato XXIV CICLO, Tutor: Prof. Ing. Fabbrocino G., Università degli Studi del Molise. Campobasso.
- Marazzi F., Capolupo C., D’Angelo F., Frisetti A., 2018. Il CARE_Campania ed il CARE_Molise: analisi dei risultati e ricostruzione della geografia religiosa delle aree indagate, “Hortus Artium Medievalium”, 24, pp. 22-32.
- Terzani C., 2012. S. Maria delle Monache: da convento a Museo delle testimonianze archeologiche della città di Isernia e del territorio.
- Annali dell’Università degli Studi di Ferrara – Museologia Scientifica e Naturalistica. Ferrara.
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Molise